Dare inconfutabile certezza sull’origine del nome Cervaro ci resta molto difficile, diverse, infatti, sono le storie e le leggende che ad esso si collegano.
Una tradizione popolare lega questo nome ad una bianca cerbiatta che soleva pascolare sul monte “Pesculum” (il colle più alto dell’attuale centro storico).
Un’antica leggenda narra che il nome Cervaro trae origini da “Acerba ara” intesa come sepolcro dell’ultimo della stirpe dei Terulli, console al tempo dei Goti.
Riscontro trova anche la congettura derivante della parola latina ”acervus” , che significa “ammasso o altura rocciosa” testimonianza del sito sul quale sorse nell’alto Medioevo il “Capo Castello” del quale sono rimaste poche macerie ma ne è rimasto immutato il nome.
Questo luogo, racchiude un po’ tutti i significati “Pesculum” cioè “Rupe o Altura rocciosa” quindi “luogo fortificato” corrispondente esattamente al latino “acervus”.
Infine, avvolto da un alone di mistero compare anche il nome di Enea,eroe leggendario fuggito da Troia distrutta, dalla cui stirpe nasceranno Romolo e Remo, approdato a Gaeta, si sarebbe addentrato nel territorio rendendone possesso per la fondazione di molte città, come Ausonia, Esperia, Cassino, Atina e Cervaro.
ha attraversato diverse fasi storiche volsca, sannitica, romana, medievale ed infine modera, ciascuna di queste dominazioni, fatta eccezione delle prime due,i cui reperti, esposti presso il museo del noviziato di Montecassino, sono stati distrutti dall’ultimo conflitto mondiale, ha lasciato un proprio segno come il ritrovamento di un “pars” (sulla collina del Pesculum), corrispondente al podio di un tempio, oppure la strada basolata con il lastrico in calcare che dal pieno centro storico loc. Portella scendeva verso la via Latina Nova oggi loc. Pastenelle testimonianze che Cervaro si trovò a far parte dell’area romana a seguito del trattato romano-sannitico del 354 a.C. fu per diverso tempo circondario della provincia di Terra di Lavoro ed il paese ebbe dapprima come capoluogo Capua poi dal 1818 fu territorio della provincia di Caserta e solo nel 1927, con la scomparsa della provincia di Terra di Lavoro, entrò a far parte della provincia di Frosinone.
risorgere ed è stata ricostruita con moderni criteri urbanistici pur salvaguardando la parte del borgo medievale.
Oggi, essa si presenta come una città tra le più vivaci dell’intero circondario ed è riuscita a coniugare i valori delle proprie tradizioni con le nuove sfide dell’epoca moderna.
Cervaro, conta 7182 abitanti e con 39,20 Kmq, sorge a 250 m s.l.m. Dolcemente adagiata sulle pendici meridionali del monte Aquilone, fruisce di una posizione geotopografica privilegiata.
Riparata dai venti settentrionali per mezzo di una spalliera montuosa, si affaccia a mazzogiorno sulla pianura del Rapido-Gari, verso cui discende in morbidi declini, argentati di ulivi, cosparsi di viti ed a tratti ombreggiati di poderose quercie.Cervaro, inoltre, vanta un clima eccezionale
Il fulcro del paese, centro di richiamo e punto d’interesse è la piazza dedicata a V.Casaburi, che dallo stesso prende il nome, su di essa si affacciano gli ampi giardini pubblici, graziosa sequenza di arbusti e fronde delle secolari piante che vi si innalzano, la casa Comunale, la chiesa dell’Annunziata, i punti di ristoro e diverse attività commerciali del paese.
Al centro di piazza Casaburi si erge, imponente, simbolica e caratteristica la fontana “Acquacandida” denominata anche “dei putti” o “della quattro stagioni” alimentata dalle fresche acque dell’omonima sorgente Acquacandida.
Proseguendo il nostro viaggio per le vie del centro storico, imbocchiamo via Cervo che presenta un’interessante pavimentazione in “basolato seicentesco” e su ambo i lati stupendi portali in pietra viva, sormontati da stemma gentilizi, dei palazzi costruiti tra il Settecento e l’Ottocento dalle famiglie più agiate, al termine della quale possiamo ammirare la chiesa di Santa Maria Maggiore.
Ascendendo al Capo Castello, sulla destra troviamo un ampio portale ad arco, l’unico elemento sopravvissuto del grande edificio che si affacciava sulla via Campanile; da uno slargo poco discosto si possono ammirare i resti di una serie di archi a raggiera a tutto sesto del XIV-XV secolo e dell’arcone coperto che immetteva all’Arcolongo.
Continuando a salire, giungiamo sulla cima del monte Pesculum, che offre una straordinaria e ampissima veduta sulla vallata del Rapido-Gari e sull’Abbazia di Montecassino.
Questo luogo offre uno scenario molto suggestivo poiché si trova qui la sintesi espressiva più emblematica dell’olocausto del Cassinate della 2° Guerra Mondiale….“Quelle mura sbrecciate, quelle case mutilate, quei crateri, ancora a cielo aperto” sono il monumento storico della guerra distruttrice, e pur lasciando un vuoto culturale per la città di Cervaro, siano, simbolo ed ammonimento per le generazioni future.
Lasciamo Capo Castello e giungiamo a piazza Colle di fronte all’edificio dell’ex pretura nel quale ha sede il Museo dell’Arte Orafa e possiamo ammirare, adiacente allo stesso una chiave di volta con una civettuola figurazione dello stemma comunale.
Nello stesso piazzale è conservato il “thesaurus” monetale, corrispondente all’attuale cassetta per l’elemosina.
La fondazione del Capo-Castello, come vuole la tradizione, potrebbe essere riconducibile all’abate Petronace, che per maggiore sicurezza per l’Abbazia, potrebbe aver fortificato il colle, punto strategico per il passaggio lungo l’attuale Casilina, loc. Pastenelle.
Il “Castrum Cerbalii”certamente era molto antico tant’è che per la prima volta se ne parla già nel 1038 nel “Chronicon Casinese” quando si afferma che “l’oppidum Cervarium” si ribellò a Montecassino.
Esaminando la storia millenaria della dominazione dell’Abbazia di Montecassino, non troviamo alcun popolo più tenace e risoluto, a conquistare l’indipendenza, degli abitanti del castello di Cervaro, i quali accesero la lotta contro l’oppressione badiale, ogni volta che gli si presentò l’occasione.
Addirittura, nel 1423, si lanciarono contro l’Abbazia andando vicinissimi alla conquista della stessa; purtroppo a malincuore dovettero cedere al governo dell’abate Martino e le conseguenze per i “ribelli di Cervaro….gli anzidetti quattro capi della ribellione (Amico Rebele, Anton Mozzone, Pietro Manarabese, Antonio Trotta)” furono drammatiche, essi, infatti, furono “dannati alle forche” per aver “fatto una congiura ed essersi levati a furiosa ribellione”.
Montecassino, essi, inviarono a Vienna il proprio Sindaco Flavio Castaldo con una delegazione, affinché si ottenesse dalla Corte d’Austria che “sanzionasse sollecitamente l’abolizione di ogni tributo, rendita e settima dovuto dai Cervaresi, per qualsiasi titolo a Montecassino.
Tutto il coraggio mostrato dal popolo Cervarese, esprime la fierezza delle comunità che popolarono il nostro centro dall’epoca medievale.
La presenza di due nuclei insediativi di origine abruzzese molisana e normanna è testimoniata da dati storici che documentano l’immigrazione di agricoltori abruzzesi/molisani e di Normanni rifugiati da Bari, richiamati dall’abate Aligerno.
La conferma più preziosa della presenza dei due stanziamenti sopra citati viene dal Dialetto Cervarese nel quale si individuano alcuni fenomeni vocalistici dei dialetti abruzzesi-molisani, uniti a peculiarità proprie del linguaggio dei cittadini baresi. Ne risulta un “unicum linguistico” tale che il nostro comune è stato scelto per la ricerca svolta dalla Cattedra di Lingue Romanze (italianistica) del Prof. Edgard Radtke per l’atlante linguistico della Campania e del Lazio Meridionale in collaborazione con l’Università degli studi Federico II di Napoli.
Visitare il centro storico è comunque un’esperienza indimenticabile, il passaggio tra queste rovine fatte di piccoli angoli, dell’orditura di botteghe che si distendono lungo via Trocchio, testimonianza tangibile di una realtà storica ricca di esperienza produttiva, di case dirute che raccolgono le voci del silenzio qui, possiamo percepire la trama del vissuto che si ritrova documentata in particolari impensabili come
la “tabula lusoria”,
l’arcone medievale,
le scalinate arrampicate tra case che conservano portali spesso sormontati da chiavi di volta con date antiche, la caratteristica stradina tagliata nella roccia, l’alto podio sul quale sono poste le mura costituenti le fondamenta del Castello di Cervaro, le abitazioni con eleganti cortiletti di chiara fattura medievale questi, e molti altri, sono tutti scorci di una bellezza senza tempo, un bene da valorizzare, difendere e preservare.